Archivio per Settembre 2007

Gandhi sarebbe fiero dei monaci birmani

Guardate questo video, su YouTube ce ne sono altri, sono i monaci birmani che protestano contro la giunta militare. Di solito non scrivo di attualità, ma questa volta credo sia importante: in Myanmar (Birmania) c’è una censura strettissima, bucata solo da qualche video e blog online, e da qualche telefonata. Se avete un po’ di tempo, guardate anche questi giornali indipendenti, scritti da giornalisti birmani in esilio:

L’ONU, la cui assemblea generale è in riunione proprio in questi giorni, dovrebbe approvare delle sanzioni contro questo governo dittatoriale e sanguinario. Invece, a causa delle vetuste regole sul diritto di veto stabilite in piena Guerra Fredda (e mai modificate), nessuna risoluzione può venir presa per il rifiuto di India e Cina. Forse qualcuno di voi sta pensando al Dalai Lama. Sì, la questione è proprio la stessa: la Cina è una e indivisibile e, se qualcuno pensa il contrario, peggio per lui.

Water

Un po’ fa sorridere pensare che questo film, ambientato nell’India di Gandhi, abbia un titolo in inglese. Comunque si fa raccontare dalle vedove bianche, quelle bambine che, a causa della morte del promesso sposo, assumono lo status di vedova in tenera età, destinate a conservarlo per tutta la vita. Vengono riunite in ashram, abitazioni collettive, e lì abbandonate: per mantenere la casa, le più vecchie e brutte prostituiscono le più giovani e belle.

Il tutto per una questione di rifiuto sociale mascherato, come – ahimè – spesso accade, dal velo della religione (indù): le vedove portano sfortuna, sono impure, sono “morte per metà” al trapasso del marito, una sorta di spettri viventi. Ma aldilà dei motivi apparenti, più banalmente, quale uomo vorrebbe mai una donna “di seconda mano”?

Una conclusione amara: va bene il relativismo culturale, ma forse le suffragette sono servite a qualcosa.

Amrita

Ho letto Amrita di Yoshimoto Banana (よしもと ばなな). Come gli altri suoi romanzi, anche questo ha un taglio decisamente intimista. In alcuni punti, le considerazioni della narratrice-protagonista sono di una tale semplicità frammista a profondità che sono rimasto spiazzato.

Al più presto metterò delle citazioni.

Amrita è, nella mitologia induista, il nome dell’acqua dell’immortalità, desiderato da dèmoni e dèi. Infatti, a causa della maledizione di un vecchio saggio, gli dèi stavano perdendo piano piano la loro immortaltà. Allora Visnu disse agli dèi: “Vi aiuterò, ma si farà come dirò io!”. Avrebbero dovuto creare il nettare dell’immortalità, l’Amrita. Ma il compito era immane, quindi gli dèi acconsentirono a stringere una tregua con i loro eterni nemici, i dèmoni, per farsi aiutare nell’impresa. Vennero dunque raccolte tutte le specie di piante medicinali e gettate in mare di latte, poi il miscuglio venne mescolato facendo girare su se stessa un’intera montagna. Alla fine, una dèa sorse dal mare di latte con in mano il calice dell’Amrita, e un dèmone cerco di rubargliela subito così da guadagnare la vita eterna. Ma Visnu uccise all’istante il dèmone, riportando l’Amrita nelle mani degli dèi, che riconquistarono il loro status di immortali.