Ho visto su RaiTre il film/documentario sulla diffusione della cocaina nelle grandi città, soprattutto tra i giovani. Impressionante: ecco la mia reazione. Da come appare dal video, il consumo di droghe aumenta vertiginosamente perché esse non vengono più considerate sintomo di degrado sociale, bensì un passatempo. Nei gruppi di adolescenti, rappresentano addirittura una forma di emancipazione.
Non sono un proibizionista, anzi, sono sempre stato piuttosto favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere e all’impiego di droghe per le cure mediche palliative.
Al tempo stesso, credo che il consumo di droghe sia un’attività molto triste. L’uomo ha già naturalmente le sue “droghe”, cose che cerca continuamente fino a non poterne più fare a meno: l’affetto, l’amicizia, la stima, il sesso. Il nostro mondo è ricco anche di droghe non primitive: i piaceri della tavola, il buon vino, il fumo, il caffé, la musica, lo sport (attivo e passivo), il pettegolezzo, il potere politico, lo shopping. Sono tutte abitudini che creano dipendenza, perché non vengono considerate droghe a tutti gli effetti?
Per come la vedo io, le ragioni della discriminazione sono sostanzialmente tre:
- le droghe sono illegali. In effetti questa considerazione non è valida in tutte le culture, né in tutti i paesi, né per tutti i tipi di droga, ma ovunque ci sono i benpensanti che sostengono l’equazione drogato = criminale;
- le droghe creano una dipendenza molto più forte delle altre attività elencate, che la maggior parte delle persone non è in grado di controllare. Quasi tutti riescono ad ascoltare musica, fare sesso o bere caffé con una frequenza più o meno costante per molti anni, senza diventare musicomani, ninfomani o caffettomani. Sono pieni i copioni di suicidî per amore, i giornali di omicidi a sfondo politico o sportivo, ma confrontiamo i numeri con i morti per droga: non c’è paragone;
- le droghe sono molto più dannose per l’organismo degli altri esempi citati, alcuni dei quali sono addirittura salutari. Gli eccessi di cibo, vino, fumo fanno male, la cocaina brucia i neuroni.
A mio avviso, il secondo punto è quello cruciale. La tristezza della droga sta proprio qui: la trasformazione della libertà d’azione in una schiavitù autogenerata e poi incontrollata.
Eccolo lì, chissà che cosa pensa. E noi che siamo fuori lo vediamo isolarsi dal mondo, indebitarsi per pagarsi la roba, perdere la ragione e la lucidità, e ci sentiamo impotenti, perché sappiamo che lo ha voluto lui.
Secondo me esiste una sola via d’uscita per aiutare qualcuno che cade nel giro della droga. Ad un certo punto, quando sentiamo che lo stiamo perdendo, dobbiamo smetterla con gli scrupoli di lesa libertà e sostituirci alla sua coscienza, decidere al posto suo che cosa è bene e che cosa è male, come fanno i genitori con i loro bambini. Come una seconda madre con il figlio, riportarlo all’età adulta, dolcemente ma con spinta inesorabile, cedendogli poco a poco quel libero arbitrio di cui è stato privato dalla droga, fino a restituirlo, maturo, al mondo e a se stesso.











