l’uomo non è fatto per essere libero

Il più grande merito della democrazia capitalistica “all’occidentale” sulle altre forme di organizzazione della società è la libertà, sotto varie forme:

  • libertà di organizzazione: di riunione, di associazione, di gestione del proprio tempo;
  • libertà di espressione: di pensiero, di parola, di stampa;
  • libertà di circolazione: delle merci, degli uomini.

E’ ovvio che, in un contesto sociale, libertà non significa assenza di regole, come qualcuno tautologicamente e stupidamente interpreta, bensì presenza di regole elastiche e permissive, compatibilmente con l’esigenza di stabilità e sicurezza di una società pacifica. E’ altresì evidente che, in una società in cui tutti i cittadini godono degli stessi diritti, la libertà va intesa nel senso di libertà reciproca - io lascio che tutti siano liberi, in cambio tutti lasciano che io sia libero.

Noi “popoli liberi” siamo molto attaccati a questa caratteristica, tanto da definire “incivili”, “barbari” o “medievali” quei quadri politico-sociali in cui la libertà dei cittadini non è ai primi posti nella scala dei valori. Addirittura si vorrebbe costringere tutte le società a inglobare la libertà individuale tra i diritti fondamentali dell’uomo, chi con mezzi leggeri - dichiarazione dei diritti dell’uomo - chi con la forza - guerre per l’esportazione della democrazia.

A questo proposito vorrei proporre due riflessioni.

Primo, una considerazione quasi banale. I vincoli alla libertà non sono sempre esplicitati sotto forma di leggi, ordinanze o simili. Esistono almeno due generi di vincoli impliciti: le convenzioni sociali di cui si conosce l’esistenza ma non i contorni precisi; e le influenze semiconscie o subconscie, che indirizzano le nostre scelte in maniera molto più automatica, senza quasi o punto che ce ne rendiamo conto. Come esempio di convenzione sociale, si pensi alle forme di cortesia della lingua, utilizzate anche in contesti paradossali - “Prego, gentile cliente, le ricordiamo che se non rientra con i debiti entro una settimana la banca dovrà procedere al pignoramento della sua abitazione.”; un esempio di condizionamento subconscio è invece la pubblicità, che genera i “desideri indotti”, di solito oggetti costosi ed inutili di cui sentiamo un bisogno ingiustificato - il videotelefonino, l’abito di D&G.

Secondo, e qui entriamo nel cuore del problema, non dobbiamo dimenticare che la libertà reciproca deve sempre essere accompagnata dall’aiuto reciproco - io aiuto tutti, in cambio tutti mi aiutano. Il cittadino libero compie delle scelte, che comportano delle conseguenze. In teoria, al momento della scelta dovrebbe valutare attentamente le conseguenze, così da evitare brutte sorprese, ma in pratica c’è sempre un certo margine di rischio in ogni scelta, a maggior ragione in una società capitalistica. Se si vuole evitare una situazione di immobilità in cui nessuno fa uso delle proprie libertà per paura delle conseguenze e dei rischi a esse collegati, occorre necessariamente approntare un sistema di aiuto reciproco dei cittadini. Nessuno sta sempre bene o sempre male: chi sta bene oggi starà male domani, e viceversa. Bisogna creare una rete sociale in cui l’aiuto non venga dall’esterno - lo stato - bensì: chi sta bene ora aiuta chi sta male ora. L’idea di base è che un uomo libero ma solo sta peggio di uno parzialmente vincolato ma circondato da persone care. L’uomo non è fatto per essere libero.

11 Risposte a “l’uomo non è fatto per essere libero”


  1. 1 sparkaos Gennaio 12, 2008 alle 5:24 pm

    Non siamo computer, ne obbligati ad essere santi.
    Se ti va ho ricopiato un post sul tema di un vecchio blog che scrivevo qui ->http://frammentinomadi.wordpress.com/liberta-e-catene/

  2. 2 iosonofabio Gennaio 12, 2008 alle 6:43 pm

    Ciao, scusa ma non capisco l’attinenza del tuo commento con il post… per quanto concordi che non siamo computer né obbligati ad essere santi.
    Fabio

  3. 3 sparkaos Gennaio 12, 2008 alle 8:48 pm

    intendevo semplicemente che le scelte non sono così razionali, che non mi sento di legare così strettamente libertà e aiuto reciproco e che credo poco nelle reti di solidarietà e nella “carità”. L’uomo non è ne buono ne cattivo quindi non puoi puntare tutto sulla bonta umana x quanto razionalizzata. IL post era per sottolineare che sicuramente dei vincoli si può scegliere di accettarli, ma che se l’uomo non è libero di decidere, anche se aiutare o no, le cose vanno solo peggio xché si sente oppresso e sfogo con la violenza o con il desiderio esasperato di possesso
    Mi sembra attinente o devo aver fraiteso il tuo post

  4. 4 iosonofabio Gennaio 13, 2008 alle 2:19 pm

    No no scusa ero io che non capivo bene. Però attento, tu assumi delle cose che io non ho nominato. Quando parlo di “reti di aiuto reciproco” non intendo basarle sugli “slanci di cuore”, cioè su carità, bontà o solidarietà, bensì sull’educazione civica diffusa. Non dico di obbligare la gente a fare volontariato, dico di educarli a farlo.

    L’educazione delle masse è il punto cruciale della questione: se vuoi spingere la gente a fare qualche cosa che ritieni importante non occorre che la costringi, basta che la educhi a farlo. Questo concetto era ben chiaro, per esempio, agli ideologi maoisti: si pensi ai disastri della rivoluzione culturale! Ora però, in una società dotata di libertà di parola, l’opinione pubblica rappresenta un feedback di controllo, molto efficace per evitare folli degenerazioni come quelle degli anni sessanta cinesi.

    Insomma, la diffusione della cultura e dell’educazione civica permette di stabilire delle reti sociali logisticamente complesse senza alcun uso di violenza, costrizione e senza affidarsi a ideologie poco stabili come la carità cristiana. Sarebbe un bel risultato, no?

    ciao ciao
    Fabio

  5. 5 sparkaos Gennaio 13, 2008 alle 2:53 pm

    In generale concordo con te, ma credo che la libertà di parola oggi sia molto limitata xchè non basta poter scrivere, se puoi farlo apertamente solo in luoghi meno fraquentati come un blog mentre in tv esiste la censura, quindi anche il feedback di controllo dell’opinione pubblica resta molto limitato.
    In più il tuo concetto di educazione delle masse anche pacifica lo trovo cmq un pò oppressivo. Penso che le persone devono essere istruite al pensiero critico e ad un armonioso sviluppo, non a cosa fare. Senza andare nel filosofico un educazione che mi spinga ad assumere un determinato comportamento anche sulla carta giusto non mi insegna ad essere felice ma ad essere retto, quindi tendero a rifiutarla e nel riggetto sarò a maggior ragione non retto. Una che mi insegna a ragionare forse mi porta un giorno a pensare quello che dici tu che una volta sto bene io una tu e quindi….

  6. 6 iosonofabio Gennaio 13, 2008 alle 3:21 pm

    Le tue riflessioni sono in parte giuste, ma non sono d’accordo sui seguenti punti:

    1. Non capisco perché dovresti rifiutare e rigettare un’educazione “mirata”. La nostra educazione è già mirata e non ci ribelliamo quasi mai, anzi la riteniamo giusta. Ad esempio, ti ribelli mai all’idea di fare pipì nel water? Eppure facciamo così perché ci hanno educati così, non ci hanno mai detto “Guarda figliolo, sii critico di fronte al water, valuta attentamente cosa fare in base alla situazione”! Ci hanno sempre detto “si fa così e basta, sennò sporchi!”;

    2. Il “Pensiero critico” non è in contrasto con quello che dico io: a causa della libertà di opinione vigente (sempre sia lodata) tu verresti educato in un certo modo, ma ovviamente saresti libero di fare tutte le riflessioni critiche che vuoi.

    ciao ciao
    Fabio

  7. 7 sparkaos Gennaio 13, 2008 alle 4:37 pm

    Non volevo dire che ti ribeelli apertamente ad un educazione mirata, ma che finisci x fare il contrario inconsapevolmente. Se ci pensi oggi sulla carta tutti siamo educati cmq ad essere onesti ma quanti lo sono davvero? secondo me spingere una persona ad essere in un qualsiesi modo che altri hanno stabilito, finisce spesso x spingere le persone a fare il contrario. Il water è diverso è x quieto vivere, comodità ed abitudine che lo usi.
    X la seconda cosa: le riflessioni critiche devo essere capace di farlo e questo è in parte innato in parte frutto dell’istruzione che oggi è molto differente a secondo di come nasci e cmq poco attenta ad insegnare il pensiero critico e molto più a riempire la testa di nozioni banalmente tecniche. In più posso riflettere su ciò che conosco e le fonti di informazione x la maggioranza delle persone sono ancora limitatissime e fortemente controllate da un ristretto gruppo di persone.

  8. 8 iosonofabio Gennaio 14, 2008 alle 12:51 pm

    Ciao, credo che tu faccia un po’ confusione:

    1. quando dici che il water lo usiamo per abitudine, ti faccio notare che le abitudini sono figlie dell’educazione;

    2. avevo capito che ti riferivi ad un rigetto inconscio, ma non capisco perché questo rigetto debba verificarsi. Riguardo all’esempio sull’onestà, credo che quasi tutti quelli che hanno ricevuto un’educazione in cui l’onestà è un valore fondante siano effettivamente onesti. Il problema è semmai che pochi vengono educati all’onestà;

    3. riguardo all’istruzione ci stiamo un po’ perdendo per le fresche frasche. Per sviluppare un pensiero critico servono tre elementi:
    - l’istruzione, cioè la conoscenza delle nozioni e dei metodi;
    - l’educazione mirata, cioè l’esser cresciuto in un ambiente in cui il pensiero critico è considerato un valore e non un handicap;
    - la spinta, l’entusiasmo.
    La scuola è attenta soprattutto al primo aspetto, che tu chiami “nozioni banalmente tecniche”, la famiglia soprattutto al secondo, l’indole o genoma riguarda soprattutto il terzo. Non sarà la suddivisione ideale, ma in generale funziona abbastanza bene SE ci sono tutti e tre gli elementi. Ovvio poi che se uno fa delle scuole buonissime e a casa viene educato a rubare, è probabile che vada a rubare!

    4. Non credo che la scuola dia molte nozioni tecniche in realtà: almeno non il liceo. Anzi, mi spingerei a dire che il liceo non dà affatto nozioni tecniche, penso che per le scuole professionali sia diverso.
    ciao ciao
    Fabio

  9. 9 sparkaos Gennaio 14, 2008 alle 2:35 pm

    1.le abitudini sono figlie dei comportamenti ripetuti, che sono influenzati da variabili sociali ma anche personali. Il water lo usi sicuramente xche ti è stato insegnato, ma nche xche a furia di farlo l’hai trovato comodo e ti ci sei abituato. E se anche non gli piacesse molte persone continuerebbero x quieto vivere xche non gli sembrerebbe una cosa così importante. Quindi non nego che fa parte dell’addomesticamento del cucciolo, semplicemente dico che funziona l’indottrinamento xché va incontro ai tuoi desideri su una cosa x te non tanto importante.
    2.il rigetto x me si verifica, senza portarla alla lunga,
    - xché ti viene proposto un ideale (assoluto dato x scontato
    che è giusto e devi essere così) che senti non realistico e
    opressivo
    - xché vedi che sono vuote parole e il mondo e l’uomo non sono
    come quell’ideale vuole presentarteli, parlo di ideali x me
    irrealizzabili(come ama il tuo prossimo…)non di tutti
    - xché vivendo ti accorgi che la tua “educazione buonista” non
    ti aiuta, anzi …, nella vita concreta
    I liberali, che mi piacciono (ce ne sono che dicono di tutto e il contrario di tutto), non volevano controllare le passioni umane educandole, volevano istruire le persone ad essere libere così che lo scontro delle passioni, di uomini liberi e uguali, rendesse quelle passioni produttive e non distruttive. (x l’onesta io credo che bene o male scuola, famiglia e pure TV, anche se pure loro mandano segnali in tutti i sensi, cmq almeno sulla carta insegnino ad essere onesti e di onesti ne vedo tre)
    3.x me non educazione mirata ma stimolazione della curiosità personale (tecniche intendezo nozioni prive al loro stesso interno di critica, la verità non esiste e a scuola ti insegnano “è così”, e da ex-liceale dico che ti insegnano qualcosa di più filosofico o critico se hai il culo di avere buoni insegnanti; poi è certamente vero che anzi in itali la pratica manca ma ho usato un termine errarto non intendevo questo)
    un pensiero critico può nascere ovunque e in mille modi, anche in una sperduta tenda nel sahara, x favorirlo secondo me però servono: stimoli culturali e libertà, non altro. (guarda che la spinta e l’entusiasmo neanche sono così personali). Ed è fuor di dubbio che avere un istruzione migliore, non assicura lo sviluppo di pensiero critico, ma in genere da cmq più strumenti culturali x esercitarlo e più fonti di informazione su cui applicarlo

  10. 10 Kajal Gennaio 20, 2008 alle 2:06 pm

    Ciao a tutti,
    Ho letto il lungo dibattito e sono felice che ancora vi sono persone determinate a trovare un punto d’incontro su punti di vista divergenti.
    Credo che la maggior parte delle cose scritte nel blog abbiano un buon senso logico e penso che l’educazione da voi ricevuta fà si che le opinioni diventano un motivo di inconscia competitività costruttiva.
    Riguardo al Post, beh si, ha ragione Fabio quando parla di “educazione delle masse” - credo che l’uomo “governatore” (e qui non parlo di Bush o Berlusconi ma di chi sta molto più sù…), avendo l’abilità della persuasione ed una forte energia psichica si trova a decidere se farne un uso proprio o se metterla a diposizione dell’umanità, da come si è strutturata questa società credo abbia fatto la prima scelta.
    Vedete ad esempio, la “tecnica dell’induzione ad acquistare un prodotto” per sedare la nostra depressione ansiosa nata dalle frustrazioni del proprio vissuto, potrebbe essere usata dal “governatore” per “indurre le masse a riflettere”.
    Se avesse scelto l’umanità, sicuramente avrebbe attuato la tecnica per “indurre le masse a riflettere” piuttosto che vincolarle alle convenzioni sociali.
    Ciao
    Kajal De la Villa

  11. 11 iosonofabio Gennaio 21, 2008 alle 4:29 pm

    Ciao Kajal, grazie dei complimenti, sono d’accordo con te su molti punti. Quando uno diventa ricco e/o potente l’egoismo è una sirena difficile da ignorare…

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