Utilità della fisica (1)

Negli ultimi tempi mi sono spesso chiesto, a volte in maniera ossessiva, quale fosse la principale utilità della Fisica nella formazione e nella vita di una persona.

Quando, tre anni fa, ho deciso il corso di studi che avrei intrapreso, è stata una scelta passionale, “di pancia”. Semplicemente, mi accorgevo che il metodo di ragionamento della fisica si adattava bene alla mia forma mentis, alla mia maniera di pensare. Di conseguenza ho sempre trovato i problemi di fisica piuttosto stimolanti, alcuni più e altri meno, ma senza una vera preferenza di principio per un campo o un altro.

Dopo qualche tempo però, ho iniziato a chiedermi se non fosse una scelta fondamentalmente egoistica. E’ vero che mi diverto molto a studiare i fenomeni naturali, a modellizzarli, a collegarli tra loro. Però non riesco a non chiedermi: a che scopo faccio tutto questo? tutta questa conoscenza sarà utile a qualcuno o rimarrà confinata ad una stretta cerchia di esperti, senza alcuna utilità pratica per l’umanità?

In realtà questa domanda non è venuta soltanto a me, anzi è probabilmente la prima cosa che una persona comune si chiede. Al liceo prima, all’università poi ho sentito molti compagni porsi questa questione di fondo. Perché devo spaccarmi la schiena sui libri per imparare la forza di Lorentz? o la macchina di Carnot? Perché devo rinunciare a una bella passeggiata in montagna per ripassare gli urti elastici?

Per uno studente universitario esiste in effetti una risposta che taglia il nodo gordiano: per vivere. O meglio: per trovare un lavoro, quindi guadagnare, quindi vivere. I liceali trovano una ragione ancor più banale: per la sufficienza. Che poi è lo stesso discorso: per la sufficienza, quindi il diploma, quindi il lavoro, quindi la vita.

Questa risposta è molto superficiale e non resiste ad una semplice analisi. Esistono lavori in tutti i campi e di tutti i tipi: perché uno dovrebbe studiare fisica invece di economia, giurisprudenza, teologia? Allora si può ribattere: perché mi piace di più!

E siamo tornati al punto di partenza: mi piace. Questa è naturalmente una ottima ragione, però di stampo prettamente egoistico: mi piace.

Personalmente, ritengo questa motivazione poco motivante. Come posso essere cosciente dei mille problemi del mondo, della povertà, della fame, delle guerre e delle mafie, limitando contemporaneamente il mio principale contributo ad una questione di puro piacere? Forse che gli altri non esistono, che non hanno bisogno di aiuto? Viviamo forse in un mondo perfetto, in cui tutti fanno ciò che più piace loro senza curarsi dei più deboli, anzi cercando di non vederli, di non toccarli, di non venir turbati dalla loro peggiore condizione?

Noi Europei siamo maestri di critica superba. Ma che razza di persone siamo, se tutto il nostro studiare, se tutto il nostro lavorare è finalizzato al piacere, all’acquisto di un’auto, alle vacanze ai tropici? Il progresso conoscitivo vale più della vita dei paria del mondo?

4 Risposte a “Utilità della fisica (1)”


  1. 1 Dabbede Agosto 9, 2008 alle 6:12 pm

    Ciao Fabio… ottimo problema. Io come te spesso me lo chiedo: perché studio i computer quantistici quando so della crisi energetica, della fame nel mondo, del riscaldamento globale? Beh… perché sono egoista anch’io e so che MI piace fare quelle cose lì. Ma c’è un aspetto, importantissimo e che in parte ci redime: ci poniamo il problema (questo del topic) e abbiamo gli occhi aperti sul mondo. Forse con un po’ di presunzione, anzi, molta presunzione, credo che proprio noi fisici siamo quelli che più aiutano gli altri con lo sviluppo tecnologico. Anche se c’è da ammettere che un abuso di questa tecnologia ha creato i problemi ambientali che tutti conosciamo, è innegabile che lo sviluppo tecnologico abbia migliorato la vita di milioni di persone. E l’idea innovativa, che porta spesso allo sviluppo di nuove tecnologie, moltissime volte è capitata, anche in maniera accidentale, durante ricerche in campi lontanissimi da quelli dove poi l’idea ha trovato spazio. Con questo non dico che siamo autorizzati a farci i ca**i nostri sempre e comunque, che tanto prima o poi qualcosa di buono lo facciamo. Dico: seguiamo ciò che ci piace perché è lì che riusciamo a dare il meglio di noi, a dedicare anima e corpo e a fare nostri i segreti di ciò che studiamo, ma senza mai dimenticarci di “dare un’occhiata al mondo” per vedere se quello che stiamo facendo possa essere utile a qualcuno.
    … se poi nel corso della nostra vita non riusciremo a trovare un’utilità tangibile di ciò che abbiamo fatto non è detto che non la trovi qualche anno dopo qualcun’altro…

    _be astonished by the world_

  2. 2 Nailor Agosto 9, 2008 alle 11:58 pm

    Concordo in parte con Dabbede.
    Adam Smith diceva: “Ciascun individuo […] non intende promuovere l’interesse pubblico, né saprebbe come farlo […]. Capisce solo il proprio guadagno ma è, in questo come in altri casi, guidato da una mano invisibile che promuove un fine di cui egli non ha consapevolezza o intenzione. Né questo è un male per la società: perseguendo il proprio interesse, spesso promuove quello della società assai meglio di quanto potrebbe farlo se intendesse davvero farlo.”
    Tu, per via della tua natura egoistica, studi proprio per migliorare la tua situazione e, nel farlo, migliori contemporaneamente anche quella di tutti gli altri.
    Nessuno avrebbe inventato il frigorifero se non si fosse studiata la termodinamica. Nessuno avrebbe inventato la lampadina se non si fosse studiato l’elettromagnetismo.
    Tutta la vita è un dare e avere.

  3. 3 Tama Agosto 10, 2008 alle 12:45 pm

    Per quando mi riguarda la scienza è una delle poche cose (se non l’unica) in grado di accumunare l’intera umanità. L’unica filosofia che sembri davvero oggettiva, che non debba rispondere a nessun principio di tipo etico, politico, religioso o di qualsiasi altro tipo.
    Per quanto mi riguarda qualsiasi progresso, anche se molto piccolo, nella scienza è un progresso per l’intero genere umano. Non per un solo uomo, non per una nazione, non per un solo gruppo di persone, è un passo in avanti per ogni singolo individuo che abbia mai avuto il coraggio di lasciare entrare nella propria mente i piccoli grandi dubbi che tu non riesci a scacciare dalla tua.
    Per quanto mi riguarda fare scienza vuol dire aiutare il prossimo.

  4. 4 iosonofabio Agosto 12, 2008 alle 10:04 pm

    Grazie delle risposte.
    Vi rispondo nella seconda parte dell’articolo, sicuro che il vostro contributo l’avrà resa in ogni caso migliore di come sarebbe stata.


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