La ricerca di base è comunque utile. È vero. La ricerca di base è una conditio sine qua non per il progresso tecnologico e i benefici derivati. Senza macchina di Carnot non si costruisce il frigorifero. Senza la fluidodinamica non si progettano gli aerei. Ora però mi chiedo: è tutto qui? È tutta qui l’utilità della fisica di base?
Non voglio essere frainteso, non dico che è poco. Ma pensiamo un momento a noi, al nostro stile di vita, ai problemi quotidiani, alle nostre necessità. Pensiamo un attimo alle cose veramente importanti per noi. Per quanto mi riguarda: la mia famiglia e tutte le persone care, l’acqua, il cibo, i libri, la musica, le notti stellate, le emozioni, la fantasia… Che cosa può fare la fisica per tutto questo?
Alcuni punti sono saldi. I dischi mi permettono di ascoltare la musica, i telescopi di godere della bianca luce riflessa dei pianeti. Entrambi però sono già stati inventati da tempo, almeno da una generazione. Certo, con i DVD ascolto musica migliore che con le musicassette, e le nuove automobili sono più veloci, sicure e silenziose delle precedenti. Ma non mi basta. I computer di cinque anni fa, di dieci anni fa, potrebbero fare tutto quello che un utente medio abbisogna: navigare in internet, scrivere testi, stampare documenti, visualizzare fotografie. Tutto questo progresso tecnologico in cui siamo immersi comincia a sembrarmi futile ed irreale.


Se fosse solo per le ricadute tecnologiche, abbandonerei la fisica all’istante. Ma c’è un altro motivo che mi trattiene, che io ritengo almeno altrettanto importante. La fisica ha, in confronto a tutte le altre discipline di pensiero che l’uomo abbia mai sviluppato, una caratteristica che io trovo cruciale: la convivenza tra conoscenza matematica, logica causale e aderenza alla realtà.
Guardate il telegiornale e riflettete sulle notizie. Osservate le questioni politiche, le questioni sociali. Ascoltate le discussioni accese. Quasi sempre, la difficoltà dei problemi risiede in una basilare incapacità di collegare un evento alle sue cause e alle sue possibili conseguenze. O peggio ancora: in una fondamentale cecità riguardo all’esistenza stessa di cause e conseguenze di ogni evento.
Prendiamo il riscaldamento globale. La terra si sta probabilmente scaldando a causa delle attività umane. Se la comunità internazionale non prende delle contromisure rapide e – ahinoi – drastiche, i nostri nipoti o bisnipoti vivranno in una guerra permanente. I collegamenti logici sono in questo caso talmente facili da risultare banali. Temperature alte implicano scoglimento dei ghiacci, aumento della salinità del mare, siccità crescente. Tutti questi fenomeni, uniti alla probabile scarsità di fonti energetiche, implicano una probabile guerra planetaria. Eppure i grandi decisori sono muti. Gli statisti stimano più importanti le questioni politiche classiche: le sfere di influenza, il colonialismo, la ricchezza economica. È una strategia politica evidentemente suicida.
Prendiamo la crisi economica. Il nostro sistema economico, capitalistico, si basa sull’idea che il successo di un’azienda o di una nazione possa essere valutato tramite indicatori percentuali di crescita. La Cina cresce del 10%, brava. L’Italia dello 0,5%, meno brava. Gli Stati Uniti recedono dell’1%, orrore! Questo metro di giudizio percentuale è chiaramente folle. Intanto non è sostenibile nel lungo periodo, perché non considera la finitezza delle materie prime, della forza lavoro e del numero di consumatori – la funzione esponenziale esplode a +∞. In secondo luogo, non tiene conto che una crescita del 100% per un’azienda che vale 1$ è molto più semplice da ottenere rispetto a una crescita del 2% per un’altra che vale 100.000$. Basta pensarci su cinque minuti per capire che non c’è niente di strano nel fatto che la Cina cresca più dell’Europa e il Vietnam più della Cina stessa. La conclusione è la solita: il sistema è suicida.
Prendiamo un problema meno generale, il problema-calcio. Prima di tutto è manifestatamente insensato che un calciatore guadagni più di un funzionario di responsabilità, come un ingegnere o un magistrato. In secondo luogo, è necessario ridefinire il concetto di sport, ricollegandolo al suo fine principale, cioè non la vittoria ma la partecipazione, l’impegno. Infine, è noto da secoli che la certezza della pena è il metodo di educazione più efficace negli adulti: ogni tifoso violento viene multato di un bel po’ di soldini ogni volta che è sospettato di disordini nello stadio. Invece si fanno sempre discorsi poco logici e molto emotivi, come i minuti di silenzio, le dichiarazioni di buona volontà…


Quelli sopra esposti sono tre esempi che illustrano tutta la potenza del ragionamento fisico: utilizzo della logica causale, conoscenza basilare della matematica e confronto con la realtà. Il potere educativo della fisica è, sotto questo aspetto, immenso. In altre parole, l’utilità della fisica non è tanto nei suoi contenuti, che pure sono appassionanti e hanno importanti ricadute tecnologiche, quanto nel metodo. Ogni volta che, in una discussione, avviciniamo un interlocutore al metodo fisico, contribuiamo al benessere della società. Ogni volta che combattiamo discorsi basati sui dogmi, sui luoghi comuni, sulla pigrizia, sul conservatorismo della paura, sulla follia entusiastica dell’anarchismo, su ipotesi infondate, salti logici e idealismo (scarso realismo), abbiamo migliorato il mondo in cui viviamo.
Il metodo fisico è una delle più grandi vette della cultura umana ed una delle componenti irrinunciabili di una società consapevole, delle proprie capacità e dei propri limiti.











Più che alla fisica in sè, io penso si debba riferire il tuo discorso ad un gradino più basso, e cioè il metodo sperimentale.
E non sono d’accordo nemmeno sulla “follia dell’anarchismo”, essendo io un anarchico. Ma non intendo divagare, volevo solo dire la mia
Ad ogni modo, sei sicuro di voler abbandonare il fuoco? E i surgelati? E tutte le comodità a cui sei (o meglio, siamo) abituati?
Dunque, per prima cosa il metodo sperimentale (tipo Galileo) non comprende un punto fondamentale del metodo fisico completo, cioè l’utilizzo fondamentale della matematica e con essa la coerenza formale.
Riguardo all’anarchismo è ovviamente un’opinione personale, però l’anarchia è esplicitamente non realista e gli anarchici sono solitamente nemici della logica causale. Della serie: “perché l’anarchia non dovrebbe funzionare?”, cui rispondo: “perché dovrebbe?”
Infine, ti faccio notare che non propongo affatto di abbandonare la tecnologia raggiunta finora, ci mancherebbe altro (e il PC che sto usando ora che fine farebbe?!). Però dico che ormai la tecnologia ha soddisfatto quasi tutti i desideri dell’uomo, per cui ulteriori progressi saranno probabilmente non così utili come quelli passati – leggi frigorifero, ecc. In ogni caso il fuoco è proprio una tecnologia basilare, non ci vuole una ricerca di base per svilupparlo