Ieri sera ho visto al cinema un documetario sulla finanza contemporanea, Let’s make money, di Erwin Wagenhofer. Come spesso capita, e sebbene le singole scene fossero in sé anche divertenti, nel complesso è stato terribilmente deprimente. Come spesso mi capita, l’aspetto più impressionante è pensare che non si tratta di una finzione, ma della realtà, della nostra realtà. Ovviamente è impossibile comprimere la complessità del mondo in due ore di pellicola, ciononostante il tentativo è esattamente la descrizione, più o meno oggettiva e approssimata, di una situazione reale.
Il film mi ha aiutato a dar forma scritta ad alcune riflessioni che mi girano in testa da tempo. Il sistema bancario attuale è imperniato sul seguente giudizio: quando io guadagno dei soldi, mi conviene portarli in banca piuttosto che custodirli personalmente. I motivi più importanti sono:
- sicurezza di custodia: una banca è molto meglio protetta contro i furti di quanto lo sia casa mia;
- sicurezza di trasporto: l’utilizzo di denaro elettronico, che richiede l’utilizzo di una banca, rende più sicuri gli acquisti di grande valore, perché è molto meno soggetto ai borseggi;
- rendita da capitale: la banca è in grado di garantire una certa percentuale di interessi sul denaro depositato.
La rendita da capitale è probabilmente il motivo più debole tra quelli elencati; gli interessi ci fanno comodo, ma non sono altrettanto importanti come la difesa da furti e borseggi. Ora, la domanda fondamentale è: come riescono le banche a garantire gli interessi? In questa frase il “come” non è utilizzato per esprimere stupore, ma come sinonimo di “in che modo”, “con quali strumenti”, “per quali vie” e simili.
La risposta superficiale è: tramite gli investimenti. Però a me interessa anche un’analisi più profonda, che faccia luce sulle sorgenti prime degli investimenti. Una risposta esaustiva è evidentemente fuori portata per questo articolo, però credo di individuare un punto cruciale che si può spiegare in poche righe.
Il commercio è per sua natura uno scambio a somma nulla, cioè l’ottenimento in una merce in cambio del denaro corrispondente alla merce stessa. In questo contesto gli interessi non esistono. Anzi, le banche dovrebbero essere pagate dai clienti, direttamente o attraverso le tasse, come ogni altro servizio privato o pubblico: scuola, sanità, ecc. Dunque, come si riescono a creare guadagni (gli interessi) in un simile contesto? Io individuo due possibili origini:
- i debiti o l’accentramento di capitali: le banche, avendo a disposizione grandi capitali uniti, possono prestarli a chi ne ha bisogno (imprese, individui) in cambio di un pagamento superiore. In sostanza, il denaro viene trasferito da chi ne ha bisogno a chi già lo possiede (le banche stesse, i correntisti);
- il mercato azionario: in borsa, lo scambio di poche azioni di una società a un prezzo diverso da quello attuale modifica automaticamente il prezzo di tutte le azioni di quella società. In altre parole, chi possiede le altre azioni, quelle non scambiate, riceve guadagni o perdite generate dal nulla.
Le conseguenze di queste due pratiche, cui noi siamo abituati, sono devastanti. Il sistema dei debiti fa pesare i guadagni dei soggetti economicamente forti, che hanno dei conti in attivo e ricevono gli interessi, sui soggetti più deboli del sistema, i quali si indeboliscono ancora di più. Inserita in un’ottica di globalizzazione, questa catena è direttamente interpretabile come causa primaria della povertà del sud del mondo. Il mercato azonario ammette e – peggio! – incentiva l’illusione di creare e distruggere ricchezza dal nulla. Come ogni fisico sa bene, una simile possibilità è in aperta contraddizione con l’esistenza di un sistema di valori/prezzi per le merci. Se l’energia non si conservasse in termodinamica nei sistemi a scambio nullo (isolati), l’intera teoria collasserebbe a causa delle contraddizioni! Per tornare alla finanza, l’unico esito plausibile in un’economia in crescita è la bolla-crisi finanziaria. No other way out.
La conclusione non può che essere la seguente: personalmente manifesto forti dubbi sull’accettabilità etica e sociale e, peggio, sulla coerenza interna del sistema bancario e finanziario attuale. Credo che le banche debbano essere costrette a ritrasformarsi in enti utili per le comunità, anche a costo di rinunciare completamente agli interessi sui conti attivi.












ciao bellino la domanda che poni tu è inquietante, soprattutto alla luce delle recenti crisi finanziarie. dave nasce la ricchezza? chi laproduce realmente e chi la scambia?
Il sistema finanziario da garanzia di inverstimento per l’economia reale é diventato da tempo una specie di sovra-sistema economico virtuale alla mercé del gioco d’azzardo di speculatori, salvo che le sue instabilità hanno conseguenze catastrofiche e tutt’altro che virtuali su tutti gli uomini…
mi piace un sacco come riesci a vedere un po’ di fisica in tutto quel che ci circonda, é proprio bello.
cosa fai per le vacanze?
a presto!!!!
=)
Ciao Albe, quanto tempo!
Dunque, per rispondere al post, sto studiando un po’ di matematica finanziaria. Il problema di quale sia la fonte ultima della ricchezza non viene preso in considerazione. L’analisi finanziaria è una scienza del contingente, quando l’investitore ha “munto” il mercato lo scopo è raggiunto. Ovviamente le fonti di ricchezza sono in ultima analisi due:
- i lavoratori che producono;
- gli investitori poco accorti (truffati?) che perdono il loro denaro.
La crisi della finanza deriva a mio parere sostanzialmente da due sorgenti, una matematica e una ideologica. Quella matematica sono le ipotesi di base della teoria finanziaria classica (esempio: Teoria di Black-Scholes) che sono “quasi sempre” vere, ma non sempre. Ogni tanto sono false, e allora tutto il palco teorico crolla, e il mercato finanziario con esso. La ragione ideologica è che il sistema economico capitalista sia talmente buono che non è necessario né auspicabile cercare di migliorarlo.
Nelle vacanze sono qui a TN, torno su il 10 gennaio e per intanto mi riposo, dormo e magno. E tu Albe, che fai?
ciao ciao!